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Goldman Sachs taglia del 16% target 2022 per S&P 500

Goldman Sachs taglia del 16% target 2022 per S&P 500

(Reuters) - Goldman Sachs ha tagliato il suo target di fine anno per l'indice di riferimento S&P 500 di circa il 16%, portandolo a 3.600 punti, dato che la Federal Reserve non dà segni di voler fare un passo indietro rispetto alla politica aggressiva di rialzo dei tassi. Gli analisti di Goldman Sachs hanno scritto ieri sera in una nota che il percorso previsto per i tassi di interesse da parte della banca centrale è ora più alto rispetto alla stima precedente, quando avevano un target per l'indice di 4.300 punti. L'S&P 500 ha chiuso l'ultima seduta a 3.758 punti. "Sulla base delle nostre discussioni con i clienti, la maggior parte degli investitori ha adottato l'opinione secondo cui un forte rallentamento è inevitabile e la loro attenzione si concentra sui tempi, l'entità e la durata di una potenziale recessione e sulle strategie di investimento per tale prospettiva", ha scritto David Kostin, analista di Goldman. Kostin ha osservato che l'inflazione si è dimostrata più persistente del previsto ed è improbabile che mostri chiari segni di allentamento nel breve termine, portando a stime ancora più elevate di inasprimento dei tassi della Fed.  "La maggior parte dei portfolio manager ritiene che per contenere l'inflazione la Fed dovrà aumentare i tassi in misura tale da provocare una recessione negli Stati Uniti nel corso del 2023", ha aggiunto. All'inizio del mese, Ubs ha tagliato il suo target di fine anno 2022 per l'S&P 500 a 4.000 punti. (Tradotto da Chiara Bontacchio, editing Claudia Cristoferi)
23 settembre 2022 alle 15:31
Gran Bretagna eliminerà tetto bonus banchieri per mantenere competitività City

Gran Bretagna eliminerà tetto bonus banchieri per mantenere competitività City

LONDRA (Reuters) - La Gran Bretagna accelererà le iniziative per rafforzare la competitività della City di Londra come centro finanziario globale, eliminando il tetto ai bonus dei banchieri, in previsione di un "ambizioso pacchetto di deregolamentazione" che verrà implementato nel corso dell'anno.  Lo ha annunciato il ministro delle Finanze Kwasi Kwarteng. Il tetto limita i bonus al doppio della retribuzione base di un banchiere, se ha l'ok degli azionisti, ed è stato introdotto nell'Unione europea per limitare l'eccessiva assunzione di rischi in seguito alla crisi finanziaria globale, quando i salvataggi degli istituti di credito sono stati a carico dei contribuenti. La misura era già stata resa nota e aveva scatenato proteste visto che la Gran Bretagna in questo momento si trova ad affrontare una crisi del costo della vita, costringendo il governo a spendere miliardi per aiutare le famiglie a pagare le bollette dell'energia. La Gran Bretagna e la Banca d'Inghilterra si sono sempre opposte all'imposizione di un tetto, introdotto nel 2014, sostenendo che questo non farebbe altro che aumentare la retribuzione base. "Abbiamo bisogno che le banche globali creino posti di lavoro qui, investano qui e paghino le tasse qui a Londra, non a Parigi, non a Francoforte e non a New York", ha detto Kwarteng al Parlamento. "Il tetto ai bonus non ha fatto altro che aumentare lo stipendio base dei banchieri o spingere le attività fuori dall'Europa, non ha mai fissato un tetto alle retribuzioni totali... Di conseguenza... lo elimineremo", ha aggiunto. Le banche e i responsabili del personale nel settore finanziario hanno affermato che l'abolizione del tetto ai bonus richiederà probabilmente del tempo prima di produrre effetti, dal momento che negli ultimi anni molti banchieri hanno visto aumentare lo stipendio fisso per compensare i vincoli sui bonus. Il settore bancario ha dato la priorità ad altre richieste per aumentare la competitività, tra cui l'abolizione dei prelievi governativi sugli utili delle banche.  La Gran Bretagna ha già presentato al Parlamento una bozza di legge per rendere più efficiente il proprio mercato dei capitali e il sistema di regolamentazione finanziaria, dato che la City si trova ad affrontare la concorrenza di Amsterdam, Parigi e Francoforte dopo l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue. La nuova premier britannica Liz Truss ha avvertito di voler spingersi oltre per "svincolare" la City dalle restanti regole ereditate dalla Ue. Secondo quanto affermato da Kwarteng, il settore dei servizi finanziari sarà al centro del programma del governo per guidare la crescita dell'economia. (Tradotto da Chiara Scarciglia, editing Gianluca Semeraro)
23 settembre 2022 alle 13:24
Italia, inflazione e tassi spingono stima crediti deteriorati 2022-24 - Banca Ifis

Italia, inflazione e tassi spingono stima crediti deteriorati 2022-24 - Banca Ifis

ROMA (Reuters) - La persistente elevata inflazione assieme all'aumento dei tassi ha fatto salire a 82 miliardi la previsione di Banca Ifis sui nuovi crediti deteriorati delle banche italiane per il 2022-24, con 10 miliardi in più rispetto a quanto stimato a febbraio. In un rapporto presentato oggi a Cernobbio, l'istituto, che è tra i principali player del mercato italiano degli Npl, prevede ora che il picco di nuovi crediti di difficile esigibilità avverrà nel 2023, con un posticipo di 6/9 mesi rispetto allo scenario precedente. Saranno maggiormente le imprese a vedere crescere il tasso di deterioramente dei loro crediti bancari, rispetto alle famiglie (nel 2023 4% contro il 2,3%), ma l'aumento di questi flussi di cattivo credito verrà in parte compensato dal de-risking programmato dalle banche, si legge nel rapporto, con un tasso di esposizioni non perfomanti (Npe ratio) visto al 3,3% nel 2024. Il mercato, soprattutto secondario, delle transazioni di sofferenze e incagli resterà vivace anche nei prossimi due anni, prevede Banca Ifis. Nel 2022 sono attesi 35 miliardi di euro di transazioni Npl e 12 miliardi di cessioni di portafogli Utp di cui 6 miliardi già finalizzati a metà settembre. La cessione di deteriorati è vista con volumi elevati sia nel 2023, con 47 miliardi stimati, sia nel 2024, con 33 miliardi. "Al momento non si rileva sui deal 2022 l'effetto di inflazione e aumento dei tassi, che potrebbero avere un impatto sul valore dei nuovi portafogli Npl che arriveranno sul mercato", dicono. I dati di consuntivo degli ultimi anni mostrano quanto sia stato importante il ruolo di questo mercato per stabilizzare il sistema. Dai bilanci delle banche sono usciti portafogli Npl per un valore stimato in 357 miliardi dal 2015 al 2022. In questi sette anni hanno agito sul mercato 100 investitori che hanno impiegato 90 miliardi per acquisire i portafogli di crediti deteriorati. Lo stock dei crediti deteriorati dal 2015 (a 361 miliardi) è calato a 321 miliardi nel 2021 e ora si stima un aumento da quest'anno con una proiezione al 2024 a 377 miliardi. Questa nuova risalita è spiegata nel rapporto sia per l'incremento dei flussi di deteriorato sia per la riduzione dei tassi di recupero. (Stefano Bernabei, editing Sabina Suzzi)
23 settembre 2022 alle 12:17
Zona euro rischia di entrare in recessione su aumento prezzi - Pmi flash

Zona euro rischia di entrare in recessione su aumento prezzi - Pmi flash

LONDRA (Reuters) - La flessione dell'attività imprenditoriale nella zona euro si è aggravata questo mese e l'economia sta probabilmente entrando in recessione a causa del contenimento delle spese da parte dei consumatori in seguito all'incremento dell'inflazione. E' quanto emerge da un sondaggio Pmi. L'industria è stata particolarmente colpita dagli alti costi dell'energia, dopo che l'invasione russa dell'Ucraina ha fatto impennare i prezzi del gas, mentre il settore dei servizi, dominante in Europa, ha sofferto perché i consumatori sono rimasti a casa per risparmiare. L'indice composito purchasing managers' index (Pmi) di S&P Global, considerato un buon indicatore della salute economica generale della zona euro, è sceso a 48,2 a settembre da 48,9 ad agosto, in linea con le previsioni elaborate da Reuters. Settembre è il terzo mese sotto la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. "Una recessione nella zona euro è in agguato, poiché le aziende segnalano un peggioramento delle condizioni di business e un'intensificazione delle pressioni sui prezzi legate all'impennata dei costi energetici", ha detto Chris Williamson, capo economista di S&P Global. "Sebbene vi siano stati alcuni segnali di miglioramento nelle catene di approvvigionamento, l'attenzione si è chiaramente spostata sull'energia e sull'aumento del costo della vita, che non solo sta colpendo la domanda, ma in alcuni casi sta anche limitando la produzione manifatturiera e l'attività del settore dei servizi". All'inizio del mese, un sondaggio Reuters ha indicato il 60% di possibilità di una recessione nella zona euro entro un anno. [ECILT/EU] La domanda complessiva è scesa ai minimi dal novembre 2020, quando il continente ha patito la seconda ondata di contagi da Covid-19. Il Pmi sulle nuove attività è sceso a 46,0 da 46,9. Il Pmi servizi è sceso a 48,9 da 49,8, secondo mese al di sotto di 50 e dato più basso da febbraio 2021. Il sondaggio Reuters aveva previsto un calo più modesto a 49,0. Con i prezzi di nuovo in aumento e la domanda in calo, l'ottimismo per i prossimi 12 mesi è diminuito. L'indice delle aspettative delle imprese è sceso a 53,8 da 56,6, minimo da maggio 2020. Anche la manifattura ha avuto un mese peggiore del previsto. Il Pmi è sceso a 48,5 da 49,6, rispetto al 48,7 previsto dal sondaggio Reuters e al minimo da giugno 2020. L'indice che misura la produzione, che alimenta il Pmi composito, è sceso a 46,2 da 46,5. Il sondaggio ha mostrato che i prezzi sono aumentati più rapidamente questo mese, un fattore probabilmente preoccupante per la Banca centrale europea, che ha alzato i tassi di interesse di riferimento di 75 punti base all'inizio di settembre per cercare di domare l'inflazione che ad agosto era oltre quattro volte il suo target.  Sia l'indice dei prezzi di produzione che quello degli input hanno invertito la tendenza al ribasso e sono aumentati. L'indice dei prezzi dei fattori di produzione ha raggiunto un massimo di tre mesi a 76,4 da 71,7. (Tradotto da Chiara Bontacchio, editing Stefano Bernabei)
23 settembre 2022 alle 10:45
Industria tedesca teme per debito Italia, poco zelo riformatore in attesa elezioni

Industria tedesca teme per debito Italia, poco zelo riformatore in attesa elezioni

BERLINO (Reuters) - L'industria tedesca teme che il nuovo governo italiano, dopo le elezioni di domenica, abbia scarsa volontà di affrontare gli alti livelli di debito o di introdurre riforme, causando potenzialmente ulteriori problemi per un importante partner commerciale. I sondaggi in vista del voto nazionale del 25 settembre indicano una vittoria della coalizione di centro-destra guidato da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Sebbene la leader di FdI abbia detto che la sua coalizione rispetterà le regole di bilancio Ue, il manifesto dell'alleanza promette grandi tagli alle tasse, prepensionamenti e condoni fiscali, attirando l'attenzione dei mercati finanziari. "Purtroppo l'Italia rischia di scivolare in una nuova fase di instabilità politica", ha detto a Reuters il presidente dell'Associazione delle aziende familiari Reinhold von Eben-Worlee. "Questo è un veleno per un Paese profondamente indebitato e con una grande produzione economica", ha detto. Nessun partito sta spingendo per la necessaria modernizzazione dell'amministrazione pubblica o per abbandonare gli alti livelli di spesa finanziati a debito, ha aggiunto. "La colpa di questo misera situazione viene ancora erroneamente scaricata sull'Europa", ha affermato Eben-Worlee. "Peggio ancora, vengono addirittura promessi nuovi programmi di spesa". L'Italia è uno dei Paesi più indebitati al mondo, con una percentuale di debito rispetto al prodotto interno lordo del 151%. Alcuni investitori temono che il nuovo governo possa eludere alcune delle riforme necessarie all'Italia per accedere ai circa 200 miliardi di euro del fondo Pnnr dell'Unione europea. La Germania, la prima grande economia europea, vuole un partner forte, dato che più della metà del commercio tedesco proviene dalla Ue. Le Camere di Commercio tedesche (Dihk) temono che l'Italia debba pagare tassi di interesse più alti sul nuovo debito. "L'onere dei tassi di interesse è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Questo potrebbe  diventare rapidamente un ostacolo per lo sviluppo economico della zona euro e per importanti mercati per le aziende tedesche", ha detto Volker Treier della Dihk. I costi di indebitamento sono già aumentati in modo significativo a causa dell'impennata dell'inflazione, dell'aumento dei tassi di interesse da parte della Bce e dell'incertezza politica. I dati di S&P Global Market Intelligence mostrano che le scommesse degli investitori contro il mercato obbligazionario italiano hanno raggiunto i massimi dal 2008. (Tradotto da Enrico Sciacovelli, editing Andrea Mandalà)
22 settembre 2022 alle 18:27
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