Le tecnologie critiche non sono più un tema di nicchia
Parlando con Andrea Mottarelli, quello che emerge è che il concetto di “tecnologie critiche” sta rapidamente assumendo una dimensione molto più ampia rispetto al passato.
Per anni molti temi legati a difesa, cybersecurity o infrastrutture energetiche sono stati trattati come segmenti specialistici o puramente settoriali.
Oggi invece sembrano diventare elementi strutturali della competizione economica e geopolitica globale.
Secondo Mottarelli, il punto centrale è che tecnologie come:
- intelligenza artificiale
- cybersecurity
- infrastrutture energetiche
- difesa tecnologica
non rappresentano semplicemente trend di mercato, ma elementi chiave per:
- resilienza
- autonomia strategica
- sicurezza economica dei paesi.
Ed è proprio questa convergenza tra tecnologia e geopolitica che starebbe ridefinendo il modo in cui vengono costruiti i portafogli.
Il mercato è davvero in ritardo su questi temi?
Uno degli aspetti più interessanti della conversazione riguarda la percezione del mercato.
Molti investitori continuano infatti a osservare questi settori con una certa diffidenza, spesso associandoli a valutazioni elevate o a una narrativa troppo “calda”.
Secondo Mottarelli, però, il quadro sarebbe più articolato.
Il forte rialzo di molte aziende legate all’intelligenza artificiale o alle infrastrutture tecnologiche non deriverebbe soltanto dall’espansione dei multipli, ma anche da una crescita molto concreta degli utili e delle prospettive industriali.
È una distinzione importante perché sposta il dibattito:
non tanto sulla moda del momento, ma sulla capacità di questi settori di generare crescita reale nel lungo periodo.
AI, difesa e cybersecurity: un ecosistema che converge
La conversazione si è poi concentrata sulla natura sempre più interconnessa di questi temi.
Secondo Mottarelli, intelligenza artificiale, sicurezza energetica, cybersecurity e difesa non possono più essere analizzati separatamente.
L’intelligenza artificiale, ad esempio, richiede:
- potenza computazionale
- infrastrutture energetiche
- protezione dei dati
- sicurezza digitale
Allo stesso modo, la sicurezza geopolitica non riguarda più soltanto la difesa militare tradizionale, ma anche la protezione delle infrastrutture tecnologiche e informative.
Quello che emerge è quindi una lettura molto più sistemica della trasformazione economica globale.
Il ruolo della consulenza: trasformare i trend in portafogli
Dal punto di vista operativo, il tema centrale diventa il ruolo della consulenza finanziaria.
Secondo Mottarelli, il vero compito del consulente non è semplicemente individuare i temi del futuro, ma inserirli correttamente all’interno di portafogli diversificati.
Ed è interessante notare come DWS affronti questi temi sia attraverso fondi tradizionali sia tramite ETF, cercando di costruire strumenti capaci di combinare:
- accessibilità
- esposizione ai trend di lungo periodo
- gestione del rischio
In questo contesto, il tema della gradualità diventa centrale.
L’investimento tematico non viene presentato come scommessa speculativa, ma come componente da integrare progressivamente all’interno di strategie di lungo termine.
L’Italia come mercato “di consulenza”
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il posizionamento dell’Italia rispetto ad altri mercati europei.
Secondo Mottarelli, il mercato italiano presenta una caratteristica distintiva:
la centralità delle reti di consulenza finanziaria e del private banking.
A differenza di altri paesi maggiormente guidati da logiche istituzionali o da asset allocation più standardizzate, l’Italia sembra mostrare una maggiore capacità di intercettare temi innovativi attraverso il lavoro consulenziale.
Ed è proprio questa struttura che permetterebbe al mercato italiano di assorbire con maggiore rapidità trend legati a tecnologia, geopolitica e innovazione.
Il vero problema italiano: troppa liquidità, poca crescita
La conversazione si è chiusa tornando sul grande tema del Salone del Risparmio:
l’enorme quantità di liquidità detenuta dagli investitori italiani.
Secondo Mottarelli, questo rappresenta uno dei principali limiti strutturali del mercato italiano.
Perché se nel breve periodo la liquidità viene percepita come protezione, nel lungo termine rischia di trasformarsi in perdita di potere d’acquisto e impoverimento reale del patrimonio.
Da qui nasce la necessità di accompagnare gli investitori verso una maggiore esposizione graduale agli asset di crescita, attraverso:
- PAC
- strategie step-in
- costruzione progressiva del rischio
Quello che emerge è quindi una ridefinizione del concetto stesso di prudenza.
Una finanza sempre più guidata dalla resilienza
Quello che emerge dall’intervista è che la finanza sta entrando in una fase in cui tecnologia, geopolitica e costruzione del portafoglio diventano sempre più interconnessi.
Il tema non sembra più essere semplicemente individuare il prossimo trend di mercato.
La vera sfida appare piuttosto capire quali infrastrutture, tecnologie e modelli economici saranno realmente centrali nei prossimi dieci anni.
E forse è proprio qui che cambia anche il ruolo della consulenza:
non soltanto proteggere il capitale, ma aiutare gli investitori a costruire resilienza all’interno di un mondo sempre meno lineare.



















